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Jazz, fado, tradizioni sudamericane e canzone italiana d'autore: questi gli elementi che si mischiano nel secondo disco di questo quintetto emiliano, una miscela che restituisce momenti di sperimentazione che tendono verso l'obbiettivo di unire modernità e influenze vecchio stile. Appunto, vecchio stile: perché al di là dell'indiscutibile preparazione e della competenza il tutto suona nel complesso troppo datato e scarno di idee brillanti, salvo qualche fortunato episodio; uno di quei casi di musica che soffre la dualità di stare in alto e cercando però di mirare al pop. Salva il tutto, e dà omogeneità qualitativa alla scaletta, la vocalità di Eloisa Atti, in primo piano per tutto il tempo.
(A.L.)
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